Acqua, più soldi da Roma ma aumentano le tariffe

29/12/2024 | Il domenicale

Sorgenti Peschiera

di Massimo Palozzi – Alla vigilia di Natale è uscita una notizia di grande portata sul fronte dello sfruttamento delle risorse idriche. Anzi, per la precisione, sul piano delle risorse finanziarie nel complesso gioco ad incastri che ruota intorno all’acqua reatina.

La novità riguarda l’aumento dei fondi che Ato2 riconosce ad Ato3. Gli Ato sono gli Ambiti territoriali ottimali, vale a dire gli organismi deputati a gestire e organizzare i servizi idrici. Ato2 ricomprende Roma e diversi comuni circostanti, mentre Ato3 raccoglie i 73 comuni della provincia di Reti e 8 della Sabina romana.

Per decenni la politica si è accapigliata intorno alla spinosissima questione di come (e soprattutto quanto) la Capitale dovesse pagare per l’acqua che riceve dalle sorgenti reatine. Nel febbraio 2018 una convenzione ha finalmente messo un punto fermo a proposito della gestione dell’interferenza idraulica del sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore. In virtù di quell’accordo, di durata trentennale, a Rieti è stato riconosciuto un indennizzo di 224 milioni complessivi, pari all’incirca a 7 milioni e mezzo di euro all’anno.

La chiusura dell’intesa ha rappresentato un passo fondamentale sotto il profilo giuridico, perché in questa maniera è stato ratificato il pieno diritto della nostra provincia a ricevere un ristoro a fronte dell’acqua ceduta a Roma. Sull’adeguatezza della cifra si è invece fin da subito aperto un dibattito, alimentato soprattutto da coloro che ritenevano troppo bassa l’entità di quanto corrisposto per un bene tanto prezioso. La querelle si è trascinata per anni, finché nell’ottobre 2023 la conferenza dei sindaci di Ato3 ha approvato una proposta di modifica della convenzione, presentata dal sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e dalla presidente della Provincia Roberta Cuneo, nella sua veste di coordinatrice dell’assemblea dei primi cittadini.

All’epoca, i due massimi rappresentanti istituzionali reatini segnalavano la necessità di rivedere i termini dell’accordo per consentire, tra l’altro, l’abbattimento dei costi di fornitura di acqua potabile. Lunedì dalle parole si è passati ai fatti. Su proposta dell’assessore reatino Manuela Rinaldi, la giunta regionale del Lazio ha approvato le modifiche alla convenzione che entreranno in vigore il primo gennaio. In base alle nuove misure, a partire dal prossimo anno è previsto un aumento progressivo dei fondi che Ato2 riconosce ad Ato3, i quali passeranno così a 10,385 milioni di euro nel 2025 e a 11,54 milioni nel 2026. Questo incremento garantirà le risorse necessarie per il miglioramento e la messa in sicurezza degli acquedotti ma non inciderà sulle bollette pagate dagli utenti. La convenzione prevede infatti aggiustamenti di carattere economico ad esclusivo vantaggio delle infrastrutture, senza alcun riflesso sulle tariffe applicate ai consumatori. Si tratta insomma di un passaggio di assoluto valore per finanziare i lavori di manutenzione straordinaria e migliorare l’efficienza del sistema acquedottistico che al momento presenta un tasso di dispersione elevatissimo. Nessun beneficio diretto verrà invece nelle tasche dei cittadini, che anzi si confrontano con nuovi aumenti.

Solo qualche giorno prima della seduta in cui la Regione ha approvato l’innalzamento dei rimborsi a favore del Reatino, Acqua pubblica sabina ha proposto un nuovo piano tariffario con un aumento della tariffa dell’8% nel 2025, del 5% nel 2026, del 3% nel 2027 e del 2% negli anni successivi. A giustificazione di questi ritocchi, l’azienda che gestisce il servizio idrico ha evocato l’incremento del costo dell’energia elettrica, l’aumento dell’inflazione e la necessità di finanziare diversi investimenti effettuati per migliorare la rete. La proposta ha mobilitato Cittadinanzattiva, che ha inscenato una protesta contro il paventato aumento del costo dell’acqua pubblica, “a fronte dei gravissimi disservizi e pessima gestione di questa risorsa fondamentale per la vita dei cittadini”.

Chiamati a pronunciarsi sul nuovo piano, i sindaci di Ato3 lo hanno a loro volta respinto ritenendo eccessive le richieste di Aps contenute nello schema tariffario dei servizi idrici per il quinquennio 2025/2029 elaborata dall’azienda guidata da Maurizio Turina che, dal canto suo, rivendica come la tariffa resti la più bassa del Lazio e addirittura inferiore alla media nazionale.

Dal 2015, da quando cioè Acqua pubblica sabina gestisce i servizi idrici sul territorio, è la prima volta che l’assemblea dei sindaci non approva il piano tariffario. Non solo. La clamorosa bocciatura ha avuto dirompenti ripercussioni politiche. 31 sindaci hanno infatti licenziato un comunicato durissimo contro le politiche di Aps e contro la stessa coordinatrice dell’ambito territoriale, la presidente della Provincia Roberta Cuneo. Già nel corso dell’infuocata riunione era stata invocata l’uscita della Provincia da Aps e le dimissioni del Consiglio di amministrazione. Ora la richiesta è che la guida di Ato3 passi “a un sindaco capace di fare sintesi per provare a dare una strambata a una nave altrimenti destinata ad andare alla deriva”, ricordando che Aps “è una società pubblica e che il ruolo primario per il quale è stata costituita è lo svolgimento di un servizio che sia impeccabile verso i cittadini e le aziende che rappresentiamo.”

 

29-12-2024

 

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