di Stefania Santoprete – In questo ultimo periodo, abbiamo assistito a una imponente campagna di prevenzione delle truffe portata avanti dal Comando Provinciale Carabinieri di Rieti, volta a prevenire le truffe a danno delle cosiddette fasce più deboli, e a una forte azione di contrasto svolta, anche per quelle online, dalla Polizia di Stato, perseguendo coloro che utilizzano le più svariate e diffusamente pubblicizzate tecniche di raggiro.
Ma chi ci protegge davanti agli scaffali dei supermercati? Con un po’ di esagerazione, potremmo considerarle come ‘truffe autorizzate’, giocando anche in questo caso sull’inganno attraverso il quale il consumatore è spinto ad acquistare un prodotto. Non è raro che i prezzi, non esposti con la dovuta chiarezza, inducano il consumatore a confondersi e a pagare più di quanto avesse intenzione di spendere. Ad esempio, quando determinati prodotti di maggiore qualità sono esposti accanto ad altri, per i quali fa riferimento un solo cartellino di costo inferiore, o quando le etichette dei prezzi non si riferiscono esattamente al prodotto venduto, ma a un altro, posto in altra sede o andato esaurito. Se vi accorgete di questo mentre fate la spesa, ponete fine all’errore e aiutate chi verrà dopo di voi. Non è raro, infatti, che persone anziane o più distratte scoprano solo a casa (o addirittura non sappiano mai) quanto abbiano realmente pagato per un prodotto che magari credevano conveniente perché in offerta. E se scoprite che questa poca chiarezza diventa abituale in alcuni punti vendita… restatene alla larga: è chiaro che si tratti di una vera e propria volontà di ingannare il consumatore.
Ma c’è un altro fenomeno ben più subdolo che inganna ormai tutti: la ‘shrinkflation’ (in italiano ‘sgrammatura’). Consiste nella riduzione della quantità di un prodotto mentre il prezzo rimane invariato o aumenta leggermente, facendo sembrare che non ci sia stata una variazione significativa. Avete fatto caso a quanto tonno c’è in una lattina sott’olio oggi, a differenza delle grammature presenti in passato? O a bevande passate da un litro a 700 ml, restando allo stesso prezzo? È un trucchetto che le aziende hanno escogitato per fronteggiare l’aumento dei costi di produzione senza aumentare in modo evidente i prezzi. Ponete particolare attenzione a confezioni di snack, biscotti, bibite, passate di pomodoro, olio, caffè, yogurt o gelati più piccoli, oppure al numero di pezzi presenti nella confezione. E non solo! Le quantità continuano a diminuire (ad esempio: detersivo di marca da un litro a 900 ml, prezzo passato da 1,30 a 1,67 euro al litro. Ora riduzione ulteriore, arrivando a 850 ml: il prezzo al litro ha raggiunto 2,55 euro, con un rincaro del 53%!).
Le aziende preferiscono non aumentare il prezzo visibile al consumatore, temendo che ciò possa scoraggiare l’acquisto; rimane infatti meno evidente una confezione più piccola rispetto a un prezzo più alto.
Quindi, il consiglio è sempre lo stesso: verificare il costo al chilogrammo, al litro o al pezzo, prima di scegliere cosa sia più conveniente e optare per le marche che ancora non hanno applicato la shrinkflation.
Badate bene: in Europa e in Italia questa pratica non è illegale, a patto che venga indicato chiaramente il prezzo unitario e il peso/volume sull’etichetta. Tuttavia, le associazioni dei consumatori l’hanno definita ingannevole, poiché gioca sulla disattenzione dei clienti



