di Massimo Palozzi – Alla fine il bubbone è scoppiato, con la politica reatina avvitata in un percorso sempre più autoreferenziale. Il proliferare di cantieri e iniziative finanziate con i soldi del Pnrr non è bastato infatti a coprire il malessere ormai ampiamente diffuso in tutto il centrodestra locale, tanto a livello cittadino quanto provinciale e regionale.
A far più rumore negli ultimi giorni è stata la clamorosa decisione di quattro consiglieri di Fratelli d’Italia al Comune di Rieti di abbandonare il gruppo di appartenenza per fondarne uno in aperto contrasto con il sindaco Daniele Sinibaldi, accusato di eccessivo protagonismo e di scarsa attenzione verso il ruolo degli eletti. È nato così il gruppo Fratelli di Rieti, che già nel nome intende evocare la contiguità politica con il partito di Giorgia Meloni, peraltro ribadita dall’espressa intenzione di rimanere in maggioranza, seppure con un atteggiamento critico. A dare maggior risalto all’operazione è la presenza tra i congiurati di Claudio Valentini, che del Consiglio comunale è addirittura il presidente. Con lui si sono dissociati da FdI Emiliana Guadagnoli (nominata capogruppo), Roberto Carlucci e Sara Principessa. Al termine di una settimana di riflessioni, quest’ultima ha poi deciso di tornare all’ovile, dove peraltro era approdata da poco tempo proveniente dalla Lega, dopo essere stata eletta nel 2022 con Agire. Decisivo per far cambiare idea a Principessa sarebbe stato un colloquio con il primo cittadino, quello che lo stesso Sinibaldi ha avviato (ho cercato di avviare) con gli altri consiglieri ribelli, i quali al momento sembrano però non voler sentir parlare di un passo indietro.
Dal punto di vista dei personali destini politici in ballo c’è parecchio. Lo statuto di Fratelli d’Italia prevede l’incompatibilità con l’appartenenza ad altre formazioni politiche e dunque i tre rischiano addirittura l’espulsione.
Provvedimenti disciplinari a parte, la fibrillazione che si è scatenata all’interno del principale partito della maggioranza di Palazzo di Città ha comportato un profondo riassetto negli equilibri politici locali. Con la recuperata Principessa, FdI mantiene il primato di presenza nell’assise con sei eletti, due più della Lega e tre più di Forza Italia. Fiutando l’aria, i due alleati vedono però il loro ruolo ora notevolmente rivitalizzato nelle dinamiche interne del centrodestra. La federazione di Fratelli di Rieti con Antonio Emili (Io ci Sto) e Simone Miccadei (Udc) ha ricompattato infatti un fronte degli scontenti piuttosto minaccioso per la tenuta della maggioranza: numeri alla mano, i consiglieri disallineati potrebbero pesare molto sul futuro dell’amministrazione.
Quello che è chiaro è che la mossa dirompente decisa da Valentini e soci non può essere derubricata a beghe cittadine né, tantomeno, circoscritta a rapporti conflittuali con Sinibaldi, che pure esistono per il modo piuttosto accentratore del sindaco di gestire la cosa pubblica. La partita è evidentemente più ampia. A due mesi dalle elezioni, in Provincia la presidente Roberta Cuneo non ha ancora attribuito le deleghe ai consiglieri, né si sono costituiti i gruppi e insediate le commissioni. In quella consultazione Emiliana Guadagnoli, una delle scissioniste, è risultata in assoluto la più votata: ergo un posto nell’esecutivo provinciale le sarebbe spettato quasi di diritto. Con la polemica uscita dal gruppo di Fratelli d’Italia, la sua posizione appare adesso fortemente compromessa, a meno che sia proprio un ruolo da “assessore” in Provincia a permettere la ricucitura dello strappo. Uno scenario plausibile ma non molto probabile, perché per ottenere una poltrona a Palazzo d’Oltrevelino non sarebbe stato davvero necessario fare tanta confusione.
Lo stallo nelle nomine incide intanto sul normale funzionamento dell’ente. Martedì le opposizioni hanno rigettato la convocazione del Consiglio per giovedì, chiamato ad approvare variazioni di bilancio e il regolamento di contabilità. I rappresentanti del centrosinistra Gabriele Bizzoca, Simone Salini e Alessandro Spaziani hanno lamentato l’inopportunità di votare atti tanto importanti senza un previo esame nelle apposite commissioni, non ancora formate per la mancanza di accordo all’interno della maggioranza. Alla fine il Consiglio si è tenuto e le delibere in scadenza sono state comunque votate, come le variazioni di bilancio e l’acquisizione a titolo gratuito del terreno a Passo Corese sul quale verrà costruita una struttura sportiva polifunzionale, mentre è stato stralciato l’esame del regolamento di contabilità.
Tutto questo è il riflesso delle manovre più o meno sotterranee in corso da settimane alla Regione Lazio. Con i cambi di casacca registrati dall’inizio della legislatura, la Lega si trova ora ad avere un unico consigliere alla Pisana, contro i sette di Forza Italia, che così reclama un bilanciamento in giunta. La Lega mantiene infatti due assessori, proprio come gli eredi di Berlusconi i quali, forti dei numeri, rivendicano un altro assessorato o la presidenza del Consiglio regionale. Magari a scapito di Fratelli d’Italia, che in Regione ha fatto finora la parte del leone.
È evidente che manovre come la fronda anti-Sinibaldi non possano avvenire senza una copertura politica di livello superiore. E qui entra in gioco il ruolo di Paolo Trancassini. Il deputato di Leonessa non è infatti solo il parlamentare eletto a Rieti, ma è anche il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e primo garante del sindaco. Non è quindi da escludere che, nelle intenzioni dei promotori, una sommossa a casa sua serva a incrinarne autorevolezza e prestigio e, in ultima istanza, sottrargli parte del potere che finora ha avuto e gestito. Come finirà è presto per dirlo, ma la telenovela promette altri colpi di scena.
01-12-2024



