di Massimo Palozzi – Giovedì il Comune ha reso noto che domani inizieranno i lavori di demolizione di piazza del Suffragio, nell’ambito del progetto di riqualificazione finanziato con un milione e 200mila euro di fondi Pnrr relativi al Pinque, Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare.
In tutta l’area all’interno di porta d’Arce verrà istituito il divieto di sosta con rimozione fino a cessate esigenze. Come parcheggio alternativo gli automobilisti avranno comunque a disposizione gli spazi esterni alle mura lungo via Salaria, generalmente utilizzati dai venditori ambulanti prima del semaforo.
A dirla tutta, la parola “demolizione” mette un po’ d’ansia perché giusto sessant’anni fa il tratto di mura tra la porta e la curva di viale Morroni fu oggetto di un pesantissimo intervento con l’apertura di tre grandi fornici e due più piccoli. Degli archi più ampi, i primi due sono adiacenti alla torre centrale e hanno grosso modo le stesse dimensioni della porta, mentre il terzo vicino alla torretta d’angolo presenta una luce leggermente più ridotta e si pone come ideale continuazione di via Nuova.
L’impatto sulla possente omogeneità dell’antica linea di fortificazione fu davvero notevole. Ancora oggi l’occhio difficilmente riesce ad abituarsi a quegli immensi buchi, del tutto fuori posto nel contesto di un impianto storico-architettonico coerente con le originarie finalità di protezione dagli attacchi esterni. E dire che si trattò pure di un’esecuzione parziale di un progetto che si trascinava almeno dal 1953 e che prevedeva il totale abbattimento di quel tratto di cinta muraria. Il motivo? Eliminare le fatiscenti abitazioni retrostanti e, soprattutto, fluidificare il traffico.
Sul lato interno delle mura, a fianco di porta d’Arce, sorgeva peraltro la chiesa di Santa Maria del Suffragio (da cui il nome attuale della piazza oggetto dei lavori di rifacimento) che aveva annesso un ospedale. Questa chiesa risaliva al XII secolo con il nome di San Leonardo ed era stata quindi eretta un secolo prima della porta. Con il passare del tempo cadde in stato di abbandono, finché agli inizi del Seicento venne acquisita dalla neo istituita Confraternita di Santa Maria del Suffragio, che nel 1620 vi trasportò l’immagine della Madonna del Suffragio dalla chiesetta extra moenia dove era custodita. A causa delle cattive condizioni in cui era ridotta, la chiesa fu demolita e riedificata per essere consacrata nel 1645 con la nuova intitolazione, continuando a funzionare per un paio di secoli. Nell’Ottocento venne nuovamente abbandonata e infine sconsacrata nel secondo dopoguerra.
Appunto per facilitare il traffico, nel 1953 la giunta guidata dal sindaco Lionello Matteucci deliberò lo smantellamento degli ottanta metri di mura medievali e della chiesa, senza però passare mai alle vie di fatto. Nel 1961 il Comune (sindaco Giulio De Juliis) acquistò allora Santa Maria del Suffragio e l’area circostante, procedendo nel 1964 alla demolizione della chiesa e di un piccolo edificio adiacente, mentre dovette rinunciare all’abbattimento delle mura, limitandosi all’apertura degli archi. Lo scempio totale fu evitato solo grazie alle prescrizioni della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio e all’opposizione della cittadinanza e di molti intellettuali che non vedevano di buon occhio un intervento tanto radicale.
Alla fine lo sventramento delle mura non si rivelò nemmeno utile ad agevolare il transito veicolare. Ben presto i fornici si trasformarono infatti in sovradimensionati passaggi pedonali senza alcuna utilità per gli automobilisti, ora definitivamente interdetti anche a chi cammina a piedi.
Il cantiere che sarà installato domani è l’ampliamento di quello già attivato il 16 settembre e avrà di sicuro un’incidenza meno radicale di quello realizzato sessant’anni fa. La piazza verrà anzi bonificata e riqualificata in un contesto di interventi che interessano l’intera zona fino a ponte Cavallotti.
Il progetto esecutivo era stato approvato dalla giunta Sinibaldi lo scorso 12 febbraio e nelle intenzioni degli amministratori servirà a restituire pregio e vivibilità a un quadrante cittadino che in effetti necessitava di un’adeguata valorizzazione.
17-11-2024



