a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2023

IL DOMENICALE

2024, NON PUÒ CHE MIGLIORARE

di Massimo Palozzi - Alla chiusura di un anno piuttosto complicato, la totale immersione nelle tante criticità aperte può risultare addirittura catartica. Messa così, è quindi possibile che la rassegna delle disgrazie che ancora affliggono il territorio non vada ad alimentare lo sconforto bensì aiuti a guardare con un po’ di ottimismo al 2024, nonostante sia bisestile e dunque per tradizione funesto (in effetti il precedente è stato l’anno dell’esplosione del Covid e del primo famigerato lockdown, ma non è detto che si debba replicare per forza il catastrofico 2020).

Cominciamo dal clima. Un Natale così caldo e così privo di precipitazioni non se lo ricordava nessuno. Per l’intero periodo delle feste non è piovuto e non è nevicato. Il Terminillo versione Ferragosto rappresenta una novità perfino in quest’era di cambiamenti climatici e allora fa una certa impressione leggere le cronache che parlano di impianti pronti ad essere messi in funzione ma fermi per mancanza di materia prima.

Temperature elevate e scarsità di neve sono una piaga che affligge gran parte delle stazioni montane, per cui non si può parlare del Terminillo come di un caso isolato. Forse qui la situazione è peggiore che altrove (dove pure in qualche modo si scia) perché sono anni che la nostra montagna arranca di fronte a un cambio di scenario evidente. Magari fra qualche giorno arriveranno le tanto agognate nevicate e almeno una parte della stagione potrà essere salvata. Persi gli incassi di Natale e Capodanno, gli imprenditori montani sperano nella generosità della Befana, ma è chiaro che si tratta di un trend difficilmente sostenibile sul medio-lungo periodo.

Se c’è un rammarico, è quello di aver perso decenni senza un progetto per il Terminillo. La stessa trovata escogitata l’anno scorso dal Comune di Rieti e riproposta nelle scorse settimane di affittare gli impianti di risalita dal privato per darli in gestione per cinque anni ad Asm, la società multiservizi che si occupa di rifiuti e trasporto locale, dimostra la sostanziale politica di corto respiro che adesso si paga in termini soprattutto reputazionali.

Nessuno si illude che senza neve il Terminillo resti ugualmente attrattivo. Se però negli anni si fosse mantenuta l’identità costruita nel Novecento, oggi si sarebbe potuto contare su una clientela maggiormente fidelizzata che, per quanto in misura minoritaria, avrebbe continuato a frequentarlo (nei momenti di crisi tutto fa brodo).

In attesa della neve, intanto arriva la pioggia. Di sfratti. Negli ultimi anni si sono moltiplicati a dismisura quelli eseguiti a Rieti per morosità. Secondo il Sunia, Sindacato Unitario degli Inquilini e degli Assegnatari, solo negli ultimi dodici mesi è stato registrato un aumento del 31%. Andando a ritroso nel tempo, si nota come la crisi economica, la disoccupazione e le basse retribuzioni abbiano colpito in maniera durissima al punto da far balzare gli sfratti nel capoluogo dai 110 del 2019 ai 225 del 2022, fino ai 310 del 2023. In pratica un migliaio di persone rischia di rimanere senza un tetto, mentre all’opposto quasi altrettanti proprietari vedono sfumare la redditività di un investimento che in molti casi rappresenta una fondamentale integrazione al reddito ordinario.

Sulle politiche abitative andrebbe aperta una riflessione seria. Dalla gestione dell’emergenza allo sviluppo urbanistico della città gli argomenti non mancano, ma a seguire le dinamiche del confronto pubblico sembra una materia piuttosto negletta. È la solita questione: si bada al contingente tralasciando la prospettiva nell’attesa che passi la nottata. Una nottata che rischia però di diventare lunga, anche in termini di capacità di intercettare le nuove frontiere della convivenza civica.

Dallo scorso anno esiste uno specifico assessorato alla Valorizzazione dell’identità locale. La formulazione è più d’effetto che altro, ma a volerne apprezzare il lato di salvaguardia delle tradizioni, non basta entusiasmarsi perché un’impresa agricola di livello nazionale ha deciso di avviare nella Piana la semina di alcune varietà legate al territorio. Proprio l’esperienza di Nazareno Strampelli insegna che il segreto del successo è l’ibridazione: le sementi elette prodotte durante il Ventennio dall’insigne genetista reatino d’adozione furono il frutto di incroci molto lontani dalla purezza della razza autoctona. Per vincere la battaglia del grano Strampelli prese infatti il meglio del “Rieti originario” incrociandolo con altri grani provenienti da tutto il mondo, nonostante la sollevazione dei produttori locali che avversavano il suo lavoro al punto da espellere dall’Unione Produttori Grano da Seme Rieti Originario i coltivatori delle specie create dello scienziato marchigiano.

Del resto, mentre ci si preoccupa della salvaguardia dell’identità locale (qualunque cosa voglia dire) capita che in piazza Mazzini gruppi di giovani indiani o pachistani si divertano giocando a cricket, sport nazionale nei loro paesi ma di fatto sconosciuto alle falde del Terminillo. Non per allarmare i custodi dell’ortodossia, ma qualcuno dovrebbe cominciare a ragionare con un pizzico di pragmatismo rispetto a fenomeni che a livello locale si continuano a derubricare come incidenti della storia, senza nemmeno una presa d’atto da cui partire.

Nel frattempo diminuiscono le imprese artigiane. In provincia di Rieti in due anni il calo è stato di un centinaio di attività. Secondo la Cna nel 2021 erano operanti 3538 aziende, ridottesi a 3441 nell’ultimo trimestre del 2023. Nemmeno in questo caso è difficile individuare le cause: crisi internazionali, costo delle materie prime, scarso ricambio generazionale, concorrenza tecnologica e ridotta capacità di spesa sono alla base delle difficoltà di un settore da sempre trainante per l’economia locale, dopo la fine dell’epopea industriale legata in particolare al Nucleo Rieti-Cittaducale e alle provvidenze della Cassa per il Mezzogiorno.

Insomma, il quadro è a tinte fosche: per questo non può che migliorare. Buon 2024!

 

31-12-2023

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