Novembre 2020

PERSONE & PERSONAGGI

TRA MANCINI CI SI INTENDE: MARADONA, MIO ZIO 'GIGGI' MARCHITELLI”. IL CALCIO, RIETI

storie

(di Francesco Saverio Pasquetti) - Luigi Marchitelli, classe 1932, venne a giocare nel Rieti dal Gladiator di Santa Maria Capua Vetere nel 1955  e conobbe mia  zia, Nives, da Piazza San Francesco, Rieti. I due si innamorarono e si sposarono. Veniva da Napoli, zio Giggi – così lo chiamavamo noi nipoti – ed era nato dietro lo storico monastero di santa Chiara.  Amava il calcio, ovviamente e la musica. Rigorosamente napoletana. Ricordo le sue tante autovetture – di cui era appassionato tanto quanto il pallone – aprirsi ogni volta e lasciar uscire la musica tipica dei cantanti partenopei, quella nidiata di artisti che solo a Napoli riesce ad esprimere la propria “napoletanità”. Lo ricordo una volta, nei primi anni settanta, quando al mare si andava tutti insieme, sull'Adriatico, improvvisare “Maruzzella” di Renato Carosone, interpretata in modo straordinario. Sapeva a memoria “'A livella” di Totò, zio Giggi, e quando ai piedi del Vesuvio arrivò Dieguito impazzì di gioia e dopo anni fece l'abbonamento al san Paolo. E così ogni domenica che gli Azzurri giocavano nello storico stadio lui se ne partiva ed andava ad assistere alle partite del “Dio del pallone”. La vittoria dei due scudetti, della coppa Uefa. Ricordi indelebili per lui che, quando El pibe de oro lasciò in modo traumatico la sua Napoli, cessarono improvvisamente. “Non ha più senso – mi diceva – andare a guardare le partite. Dopo aver visto Diego, nulla può essere uguale”. Anche lui, come il fenomenale argentino, era mancino e da giovane aveva fama di godere di un sinistro formidabile, soprattutto al tiro. Mi raccontava mio padre, già allora giovane cronista, che in un occasione realizzò un formidabile goal in semisforbiciata su calcio d'angolo (per intenderci, simile al mitico goal di Parola che si staglia sulle figurine Panini). Un goal tanto da bello da costringerlo ad entrare in campo pieno di gioia e corrergli incontro per festeggiare con lui. Ti immagino ora, carissimo zio Giggi – anche tu salito al cielo in questo annus horribilis – abbracciare finalmente il tuo idolo e scambiare con lui qualche passaggio. Di sinistro, ovviamente.

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