Agosto 2020

REGISTRO DI CLASSE

SPECIALE SCUOLA: LA CORSA CONTRO IL TEMPO DEL COMUNE E DIRIGENTI SCOLASTICI

amministrazione

(di Stefania Santoprete) Dopo aver parlato della Provincia (LEGGI QUI), passiamo in Comune: come si immagina l’inizio del nuovo anno scolastico? Ad attendere Format lo staff che l’amministrazione ha messo in campo per far fronte alla ripresa dell’attività: l’assessore ai lavori pubblici Antonio Emili, l’assessore Giovanna Palomba, coinvolta negli aspetti relativi ai trasporti e la mensa, e la consigliera con delega alle Politiche Scolastiche Letizia Rosati, interlocutore del mondo della scuola che condivide i problemi relativi allo svolgimento dell’attività scolastica. Un gruppo attivatosi sin dai primi giorni di giugno incontrando i vari dirigenti scolastici, stilando con loro un ruolino di marcia ben prima dell’emanazione delle linee guida del Ministero. “Comuni e Provincia scontano l’enorme incertezza di una lunghissima fase. Il tema degli adeguamenti da operare per assicurare la ripresa in conformità, non è aspetto che si affronta in un giorno, soprattutto in un Paese che non brilla per procedure agili - esordisce Emili - Abbiamo 28 scuole sotto la nostra giurisdizione, distribuite tra asili, scuole primarie ed inferiori, distribuiti in più plessi. L’impostazione da noi data è stata delegare  i dirigenti scolastici a fare un’opera di disamina degli spazi interni dei loro istituti, che investisse anche le classi di cui si compone. Talune, per ampiezza ed occupazione, potrebbero riprendere l’attività scolastica nel rispetto del criterio del distanziamento. Nel fare questa opera di ricostruzione sono stati considerati spazi attualmente liberi e quante invece siano le classi che presentino problemi. Il secondo step si è consumato negli uffici tecnici dell’amministrazione comunale, ambito nel quale c’è stato un confronto con i vari responsabili della sicurezza dei singoli istituti, sulla base delle planimetrie. Siamo ora alla terza fase, quella dei sopralluoghi per la verifica sul posto: nel nostro caso i problemi si sovrappongono a quelli del sisma. Ne è esempio emblematico la Scuola Majorana di Villa Reatina, assoggettata a finanziamento e prossima all’opera di demolizione e ricostruzione, delocalizzata dal 2017 presso altra sede e i cui 241 alunni sono ospitati nell’edificio di proprietà della Cassa Edile che condividono con il Liceo Scientifico, istituto in carico alla Provincia. Urgente sarebbe stato avviare le procedure di adeguamento della Majorana, la prima tra le 4 scuole finanziate (Marconi, Sacchetti Sassetti, Sisti) poiché, iniziando da lì avremmo riportato in sede i suoi alunni ed avremmo liberato l’edificio che attualmente occupano. Invece siamo ancora alla fase progettuale. Comunque, convinti di dover lavorare al meglio, ci siamo mobilitati avanzando una richiesta ed ottenendo un contributo di 230 mila euro interamente concesso dal Governo, fondi dei quali disponiamo ma vincolati esclusivamente a determinati usi. Anche in questo aspetto si scontra il limite e la contraddizione del nostro tempo: sappiamo di dover agire in un contesto emergenziale però non ci muniamo di una legislazione derogatoria agile, quale quella di cui avremmo necessità, per fronte alle esigenze con tempestività. Al 23 luglio (momento della nostra intervista n.d.r.) siamo ancora fermi al censimento, poi entreremo nella fase di affidamento dei lavori in cui, solo attraverso uno strumento agile da azionare, procedi con immediatezza”. Anche l’assessore Emili lamenta la possibilità dell’impiego dei fondi per affittare altri immobili. “Qualora estendessero l’impiego di questi fondi anche per la locazione entreremo in altra sfera difficile: la ricerca di edifici con criteri stringenti sulla vulnerabilità sismica. Il nostro orientamento è ben chiaro ai dirigenti scolastici: fin dove è possibile adottiamo la soluzione interna poiché qualunque altra è foriera di disagi per le famiglie; fosse anche un doppio turno.” I moduli da sempre invocati per la nostra città, potrebbero in questa fase, vedere la luce? “Da dopo il nostro insediamento in maniera reiterata, abbiamo inviato le richieste al Miur, competente a seguito di una scelta incomprensibile: sarebbe forse stato più opportuno concentrare il potere d’intervento all’autorità commissariale. Non abbiamo mai avuto alcun riscontro, sebbene avessimo individuato aree di nostra proprietà, a costo zero, interamente urbanizzate. Un patrimonio di cui disporre oggi.” C’è attualmente una figura di riferimento che potrebbe arrivare in soccorso di questa attuale fase emergenziale? “Abbiamo investito il commissario al sisma l’on Giovanni Legnini, così come fatto da altri Comuni, del compito di farsi portavoce delle nostre istanze al Governo. Abbiamo in sospeso anche la richiesta a suo tempo avanzata di rimodulare il finanziamento di 11 milioni circa, destinato in origine all’adeguamento sismico della Sisti, dirottandolo sulla costruzione di una scuola nuova. Se fossimo stati ascoltati avremmo portato a buon punto quella realizzazione e magari avremmo potuto fare della Sisti un luogo di transito per gli studenti delle scuole in adeguamento, avremmo avuto uno spazio in più oggi ed in prospettiva, aspetto ben gradito dal Presidente del tribunale, l’edificio esistente avrebbe rappresentato l’ampliamento dell’attuale città giudiziaria, sottraendo al degrado un’area conosciuta come ‘il pantano’ ovvero il piazzale antistante il Perseo”. Ma ci sono altri aspetti connessi con la riapertura scolastica del 14 settembre “Alle nostre riunioni hanno preso parte anche dei responsabili dei servizi che noi, come assessorato, rendiamo alle scuole – spiega l’assessore Palomba - Sono emersi problemi di non poca rilevanza: i pulmini hanno delle caratteristiche e delle tipologie che difficilmente si conciliano con le esigenze legate al distanziamento. Il confronto tra parti è destinato ad evolversi, ma non nascondo problemi legati ai costi di questi servizi: all’origine del rapporto contrattuale non potevamo prevedere ulteriori esborsi che ora si renderanno necessari. Si tratterà di ipotizzare possibili turnazioni del servizio mensa o erogazione e somministrazione del pasto secondo modalità diverse: c’è chi parla di lunch-box, chi di vassoi multiscomparto. Sorge il problema della consumazione in area mensa, che deve essere tale da corrispondere ai requisiti igienici previsti, anche se in deroga è prevista la possibilità di consumare il pasto nelle aule. Anche questo però implica un incremento di personale che dovrà essere deputato alla somministrazione, alla igienizzazione degli ambienti dedicati, sollevando ulteriori difficoltà economiche a cui non si può far fronte con i finanziamenti previsti, che non attengono questa sfera. Stiamo cercando di capire come ovviare, inserendo nella progettualità dei PUC la possibilità di figure di supporto a questi servizi: persone che usufruiscono del reddito di cittadinanza, potrebbero, se in possesso dei requisiti, essere di sostegno anche per il controllo durante i pasti e l’assistenza in attesa dei pulmini, quest’ultimi sfruttabili solo al 50% della capienza in base alle norme anticovid. Le richieste dei dirigenti, più che legittime, vanno ad indicare per le casse del Comune costi aggiuntivi. Ho chiesto proprio oggi alla Fondazione Varrone un contributo per scongiurare di incidere sui bilanci familiari”.

Cosa accadrà in classe? Le aule grandi verranno ridimensionate tramite costruzione di pareti divisorie, altre verranno abbattute, alcuni istituti offrono disponibilità ad usufruire dell’aula magna o di sale attualmente non occupate: c’è chi utilizzerà il corridoio in seguito a fornitura di pannelli mobili. Ovunque, nelle relazioni inviate, emergono preoccupazioni per tutela e controllo delle aree in cui si consumeranno i pasti. 

La didattica sarà garantita? Decisa la risposta della prof. Letizia Rosati “Ci siamo incartati in una situazione molto più grande di quanto forse occorresse, si poteva ipotizzare un intervento differenziato nelle varie zone d’Italia. Io non credo ad alcune situazioni tampone come, qualora fosse smembrata una classe, il chiedere l’aiuto in compresenza ad associazioni che possano via via sostenere l’attività didattica: difendo la professionalità del gruppo docente. Non l’accetto soprattutto nei confronti di ragazzi che hanno disabilità e problematiche d’inclusione: sono quelli che pagano di più queste operazioni. Avrebbero potuto ridimensionare i giorni che rendono valido l’anno scolastico così come avvenne all’epoca del terremoto de L’Aquila: stabilire due settimane in meno di scuola ma partire con il piede giusto. Invece si stanno spendendo molti soldi, e magari il tramezzo che adesso abbattiamo dovrà essere ripristinato a gennaio E questi soldi non andranno a sostegno delle famiglie, sulle spalle delle quali invece sarà scaricato il costo sociale, come diceva l’assessore Palomba. Quindi l’attenzione al sociale funziona ad intermittenza? Dovevano concedere massima libertà relativamente alle strutture e permettere l’utilizzo dei fondi per quei costi aggiuntivi che inevitabilmente ci saranno”.

“La sensazione - conclude Emili - è che si sia voluto annunciare l’inizio dell’attività scolastica anche per dare una risposta a quanti in ambito familiare hanno invocato questa misura, per non provocare ad una generazione un danno enorme, quindi ‘apriamo sì, ma…’ in un Paese che non potrà garantire a tutti una ripresa congrua e adeguata”.

Le linee guida del Ministro Azzolina Proprio nel momento in cui andiamo in stampa il Ministro ha inviato al consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, le linee guida per l’attività didattica in cui la DAD (didattica a distanza) diviene Didattica Digitale Integrata (DDI), in previsione della possibile adozione, per le scuole superiori della didattica digitale in modalità integrata con quella in presenza. Il Piano dovrà essere allegato al Piano triennale per l’offerta formativa di ciascuna scuola. Sarà fornita apposita comunicazione alle famiglie, alle studentesse e agli studenti sui suoi contenuti in modo che tutte le componenti della comunità scolastica siano coinvolte. Ogni scuola avvierà una rilevazione del fabbisogno di tablet, pc e connessioni che potrebbero servire per l’attuazione del Piano. In caso di nuove situazioni di chiusura a causa di un eventuale peggioramento delle condizioni epidemiologiche e di DDI generalizzata, le lezioni saranno in modalità sincrona per tutto il gruppo classe e dovrà essere garantito un orario minimo: almeno 10 ore settimanali per le classi prime della primaria, almeno 15 per le scuole del primo ciclo (primarie, tranne le classi prime, e secondarie di primo grado), almeno 20 per il secondo grado.

da Format luglio/agosto 2020

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