a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2021

IL DOMENICALE

SALUTI

città

di Massimo Palozzi - Con oggi saluta febbraio, il mese tronco. La settimana è stata invece caratterizzata dal giro di saluti che il prefetto Giuseppina Reggiani ha reso alle istituzioni provinciali in occasione del suo prossimo collocamento a riposo, dopo quasi tre anni di servizio a Rieti. Giro idealmente concluso mercoledì con una bella lettera di ringraziamento alla comunità e in special modo alle forze dell’ordine, all’autorità giudiziaria, ai Vigili del Fuoco, ai rappresentanti degli enti locali, alla protezione civile, al ceto produttivo e ai sindacati. Mancava la stampa, che pure è stata scelta per veicolare il messaggio, ma insomma il senso ecumenico dell’iniziativa era chiaro.

I saluti fanno parte della vita. Tutte le esperienze prima o poi giungono a scadenza e il momento del commiato serve a testimoniare il reciproco legame con il dispiacere per ciò che si lascia e l’augurio di nuovi successi. Naturalmente non va sempre così. Senza arrivare a quello estremo dedicato a chi muore, sono molti i saluti che non si vorrebbero dare. Come l’addio via social della Taverna dei Fabri, che giorni fa ha annunciato la chiusura dopo 23 anni di lavoro e passione nella storica location di piazza Beata Colomba. Forse sarà un mero cambio di gestione, fatto sta che il ristorante aperto dai fratelli Anselmo e Fabio sul finire degli anni Novanta cessa di esistere: con tanti saluti a clienti più o meno abituali e agli appuntamenti per ritrovarsi in famiglia o tra amici per una pizza e una birra.

Purtroppo la Taverna dei Fabri è solo l’ultima in ordine di tempo delle decine di attività che hanno definitivamente abbassato le saracinesche a causa del Covid. O meglio, a causa del colpo di grazia dato dalle restrizioni decise per contenere la pandemia, giunte ad aggravare una condizione di grande sofferenza nella quale già si dibatteva l’economia locale e in particolare il commercio. La teoria di vetrine oscurate lungo via Roma costituisce d’altronde la rappresentazione icastica di un fenomeno ben più risalente rispetto ai guasti del coronavirus. Gli stessi fratelli Fabri hanno ammesso di aver sì gettato la spugna per il Covid, non prima però di aver ricordato le mille peripezie, da cui erano comunque usciti, legate alla rimodulazione della Ztl in centro, al terremoto e alla prima ondata dell’epidemia l’anno scorso.

Il contesto è tale che le prospettive si fanno davvero preoccupanti. Il presidente di Confcommercio Lazio Nord Leonardo Tosti stima che a fine marzo in città chiuderà il 30% degli esercizi. Molto dipenderà dalle misure del nuovo governo, ma che si tratti di una crisi strutturale, quasi di sistema, non è difficile capirlo. Chissà se basteranno gli appelli a tornare nei negozi di prossimità e ad abbandonare lo smart working obbligato dal Covid. Il commercio elettronico si sta del resto sempre più imponendo come modalità di acquisto alternativa sulla spinta delle stesse attività commerciali che, altrimenti, sarebbero destinate a soccombere. Ci troviamo di fronte ad un gioco per certi aspetti perverso in cui la vittima finisce suo malgrado piegata ad accettare regole salvifiche al momento, ma che alla lunga rischiano di trasformarsi in cure peggiori del male.

Il problema non investe soltanto negozianti o ristoratori. Perché questi nuovi canali distributivi coinvolgono figure come i rider, da tempo al centro dell’attenzione senza che la politica abbia saputo approntare adeguate tutele, subendo ancora una volta l’azione di supplenza della magistratura. Anche a Rieti diversi locali sono giocoforza entrati nel circuito delle grosse catene internazionali che gestiscono la consegna del cibo a domicilio. Visto l’andamento del mercato, perfino i risicatissimi margini di guadagno garantiti da questo sistema risultano preziosi per tenere in piedi le attività, in attesa dei ristori e, soprattutto, della vera ripartenza dopo la terribile parentesi virale. Ne deriva però l’avvio di un circolo che di virtuoso ha ben poco. Se l’immagine non fosse troppo cruenta, si potrebbe dire che siamo di fronte a pratiche commerciali che offrono lo stesso sostegno che la corda dà all’impiccato. Da un lato bar, ristoranti, pub, pizzerie e affini devono infatti accettare di lavorare con ricavi all’osso per le condizioni di ingresso imposte dalle multinazionali del delivery e per le percentuali dovute sulle singole consegne. Dall’altro i rider costretti ad operare sotto forme giuridiche nebulose e a condizioni di quasi sfruttamento in un sistema indotto dalla cosiddetta “gig economy”, dove il solito anglicismo nasconde realtà spesso inaccettabili.

Tanti saluti dunque ai diritti dei lavoratori e tanti saluti pure alla neve che quest’inverno al Terminillo è scesa copiosa come non accadeva da anni. Giusto giovedì i meteorologi parlavano con preoccupazione di un febbraio mai così caldo: 12 gradi sopra la media e la neve che a duemila metri si scioglie al ritmo di dieci centimetri al giorno (motivo per il quale a valle permane l’allerta alluvioni, nonostante abbia smesso di piovere).

Senza dubbio i provvedimenti anti-Covid hanno fortemente penalizzato l’economia montana. Al contempo hanno paradossalmente avuto il merito di rimettere in luce le antiche problematiche che affliggono il Terminillo. Dove, solo per restare nella stretta attualità, da circa tre settimane ha salutato il presidio fisso del servizio ambulanza finora assicurato nei week end dall’associazione di volontariato “Rieti Emergenza”, in collaborazione con la Pro Loco. Risolto l’accordo, il soccorso ai villeggianti in difficoltà non è stato ancora ripristinato per mancanza di fondi e ora si è in attesa di un intervento di riparazione magari della Fondazione Varrone o, più propriamente, di atti istituzionali riferibili al Comune di Rieti che, a dire il vero, ha già ributtato la palla nella metà campo di Asl e Ares 118.

Ambulanza a parte, l’inadeguatezza infrastrutturale mette a repentaglio gli sforzi profusi in termini di accoglienza e ricettività, anche per un turismo mordi e fuggi tipo quello degli ultimi fine settimana. Una viabilità non all’altezza e la scarsità di parcheggi sono i primi ostacoli a flussi consistenti che si avrebbe il dovere di storicizzare e che ad oggi sono al contrario concentrati nei giorni festivi e prefestivi in conseguenza delle restrizioni che hanno dirottato sul massiccio reatino i romani solitamente attratti dalle montagne abruzzesi. Si tratta dunque di un mercato in una certa misura drogato da situazioni contingenti e difficilmente replicabili in futuro, quando la tempesta sarà passata e si tornerà all’ordinario regime pre-Covid.

Gli effetti collaterali delle chiusure regionali suscitano un’ovvia soddisfazione nell’immediato, lasciando tuttavia aperta la sfida di consolidare e fidelizzare una clientela pronta a salutare alla prima occasione utile e che non si lascia certo suggestionare dalle apparizioni del vip di turno, come nei giorni scorsi con la presenza a sorpresa di Diletta Leotta e della troupe del nuovo film di Alessandro Siani con Christian De Sica, venuta a girare alcune scene al Terminillo.

 

28-02-2021

 

condividi su: