Febbraio 2019

SE SI DEPOTENZIA L'OSPEDALE, SI MUORE

ospedale

Si alza l’asticella dell’attenzione sul nosocomio cittadino. Il rischio sempre più altro è rappresentato dalla sottrazione lenta ma inesorabile dei servizi che ha garantito in passato ma che in futuro sono tutto, fuorché, certi e di cui nessuno ci ha ancora avvertito.

L’allarme per il San Camillo De’ Lellis è la razionalizzazione delle reti ospedaliere dovute al decreto di legge Lorenzin del 2014 (decreto economico). La riorganizzazione degli ospedali, infatti, prevede che i piccoli centri vengano ricalcolati per intensità di cure, eventualità da noi in parte scongiurata negli ultimi anni. E' chiaro però che se domani il laboratorio d'analisi non fosse più anche hub, se il trasfusionale venisse accorpato a chissà quale altro centro,  così via, aumenterebbe la mobilità passiva del nostro ospedale. L'incontro di ieri all'Ufficio per la Ricostruzione ha visto presente il presidente Zingaretti che, incalzato, ha ribadito la volontà di procedere alla costruzione di un nuovo  ospedale. Ed i numeri per conservare e rafforzare i servizi offerti? Se l'ospedale verrà realizzato come 'intensità di cura', ecco che ci troveremo beffati. Abbiamo bisogno di un ospedale che mantenga e rafforzi i servizi già in essere e soprattutto fermi questa emorragia di personale valido richiamato dalle altre regioni a cui assistiamo da tempo, fenomeno pericolosamente in incremento vista la situazione di precarietà e di mancanza di incentivazioni per chi opera scrupolosamente e con una pressione non indifferente. 

I primi dati allarmanti giunsero qualche mese addietro con l’annuncio a sorpresa dell’accorpamento proprio del laboratorio analisi con il dipartimento del San Filippo Neri di Roma, un termine che hai più ha richiamato, piuttosto che un’unione, una volontà di depotenziamento.
E ancora lo scacco dei numeri, come nel 2014 quando si fissò a 500 il numero delle nascite affinché il reparto non fosse chiuso.
Insomma, una logica imprenditoriale che non può essere associata alla cura della persona. Studi dimostrano come in scala nazionale siano 4000 le morti inattese, ciò significa 4000 morti evitabili.
Dati da brivido, in un momento in cui di fatto con la legge sulle autonomie regionali  in discussione, si rischiano ulteriori depotenziamenti nei territori fragili delle regioni del centro Sud. Il depotenziamento della nostra struttura sanitaria inciderà sulla salute della collettività ed una popolazione in difficoltà economica come la nostra, con un nucleo industriale desertificato, attività commerciali in ginocchio, non può farsi carico della prevenzione ricorrendo alla medicina a pagamento. Alla lunga quindi, le cure saranno sempre più costose con lo sviluppo di patologie serie che vanificheranno qualsiasi tipo di potenziale risparmio previsto dai tagli.

E’ una battaglia in itinere di cui si è fatta carico il Comitato di Coordinamento sulla Salute che ha deciso di  incontrare la cittadinanza per portarla a conoscenza della 'verità' nella assemblea che si terrà giovedì 21 febbraio alle ore 18  nella casa di accoglienza dell'Alcli Giorgio e Silvia.

Sollecitati dagli articoli pubblicati in queste ore, l'assessore regionale Di Berardino, il deputato 5 Stelle Gabriele Lorenzoni e ii consiglieri regionali Fabio Refrigeri e Sergio Pirozzi, hanno fatto giungere la propria solidarietà e la volontà di essere a fianco di tutti. Quello che preme sottolineare è la possibilità che la deriva di depotenziamento sia un processo che può essere fermato, partendo proprio dalla giurisprudenza.

Nel Decreto Genova, è prevista la salvaguardia dell’ospedale in quanto ubicato all’interno del cratere sismico o nei 30 km circostanti, concedendo mesi di proroga ed interrompendo il processo di sottrazione fino al 2021.

Tutte le forze politiche dei Comuni e della Regione si confrontino intorno a questo decreto che esiste ma al quale è stata data scarsa trasparenza. Durante l'assemblea verrà sollecitata l'emanazione di un ulteriore decreto, studiato appositamente per la provincia di Rieti, riprendendo quello di 'zona interna' che possa risollevare questa terra colpita dalla crisi industriale, dal terremoto e ora da questa mannaia. La sanità è l'unico volano rimasto, altri posti di lavoro salterebbero: cerchiamo di immaginare qualcosa di nuovo per questa città con generosità di unione e di intenti. 

Questo tema non conosce colore, età, campanile: riguarda tutti noi. La Città è obbligata moralmente a partecipare e urlare forte per difendere uno dei suoi diritti fondamentali.

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