Febbraio 2021

POSSIBILE CHE PER RIETI ANCORA NESSUNO PARLI?

Atto secondo in seconda fase

politica

Era il 2 aprile 2020 avevamo una zona rossa a Contigliano ed esplodeva il caso Santa Lucia, il nostro giornale lanciò una domanda “Ma possibile che per Rieti nessuno parli?”

Siamo alla seconda fase della pandemia ma le cose sembrano non essere minimamente cambiate, così come finalmente hanno sottolineato in questi giorni anche diverse persone, associazioni e gruppi politici. Un ‘j’accuse’   nuovamente visibile e tangibile sulla pagina di un medico di famiglia che quotidianamente annota le lacune di una gestione sanitaria e politica faraginosa “Dove siete? – scrive stavolta Paolo Bigliocchi - In un Paese invaso e devastato dalla pandemia le cronache nazionali hanno messo in risalto l'importanza del ruolo del Sindaco sia per rivendicare la giusta attenzione per il proprio territorio sia come guida morale di una comunità che soffre.
Sindaci che piangono i morti da covid ed altri che si fanno partecipi delle difficoltà economiche, sociali e psicologiche di cittadini in difficoltà, depressi e spesso spaesati". E' il 22 novembre, parliamo di sollevare dalle spalle dei sanitari del nosocomio carichi di lavoro insostenibili e lo facciamo colpevolizzando la categoria dei medici di base, alcuni dei quali sostengono decine di persone giornalmente a casa alle prese con un virus che può cambiare repentinamente aspetto e richiedere interventi d'urgenza: dove sono le Uscar? Perchè da noi non sono mai state attivate? 

Continuiamo come organo d’informazione ad avere continue rassicurazioni sul fatto che tutti siano al corrente di quanto accada e che ognuno nel proprio ruolo stia facendo ‘il possibile’, ma perché non rendicontarlo alla comunità che si amministra? Dove sono tutti? Dove sono i consiglieri regionali? I parlamentari? I sindacati? Il silenzio diventa giorno dopo giorno più assordante, soprattutto alla luce dei nuovi dati che poco collimano con l’esatta situazione attuale: per avere una fotografia nitida dobbiamo sempre far riferimento ad un’associazione politico culturale, quale è NOME Officina Politica, che sta provvedendo in modo certosino ad una raccolta dati di elevato valore per il nostro territorio. Basti pensare all’ ‘analisi’ dei contagi tra le varie province di qualche giorno fa, che vedeva Rieti all’83° posto con soli 614 nuovi contagi per 100mila abitanti negli ultimi 30gg frutto della divisione tra i numeri di casi totali registrati quotidianamente dal Dipartimento Protezione Civile (DPC) della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il numero di residenti in provincia, dalla loro raccolta dati smentita Quindi su quali basi portare avanti riflessioni, strategie, provvedimenti? E a chi spetta il compito di vigilare affinché ogni categoria veda tutelati i propri interessi? Non ci riferiamo solo a situazioni economiche, ma anche a persone fragili dal punto di vista di patologie estranee al covid, che stentano a trovare risposte adeguate in questo particolare momento. Ed invece nessun sussulto alla notizia che si trasferirà provvisoriamente l'attività chirurgica complessa presso la struttura romana di Villa Tiberia Hospital. Il trasferimento provvisorio (?) dell'attività partirà dalla prossima settimana e sarà gestito dagli stessi chirurghi del de Lellis. Sembra sia stato "necessario convertire gran parte dei posti letto dell'ospedale per far fronte alla emergenza, rimodulando momentaneamente l'assistenza e la presa in carico delle malattie di interesse chirurgico che però non possono essere trascurate" Ma se l' occupazione delle terapie intensive nel Lazio non desta preoccupazione e i nostri dati sono abbastanza in  linea con Italia e Lazio: perchè necessitiamo di ulteriori posti letto? Probabilmente perchè già mancavano a monte? Quindi quando si denunciava la carenza di posti letto, operatori, con tanto di 19.000 firme raccolte in difesa del nostro ospedale qualcuno diceva la verità? Il reparto di oncologia, lo ricordiamo, è stato chiuso e i malati trasferiti in medicina con convivenza promiscua per una categoria fragile mentre radioterapia è chiusa per la sostituzione di un macchinario che imporrà a medici e pazienti di stare fuori casa per un po'. La situazione attuale quindi fotografa un ospedale ormai trasformato in Covid lasciando il timore per un futuro in cui potrebbe essere difficile riappropriarci di ciò che finora costituiva anche alcune eccellenze. E cosa ne sarà di Magliano? Dove è previsto domani un sopralluogo? Veramente vogliamo limitarci a pochi posti di  chirurgia di bassa complessità?  Proprio ora che si dispone di nuove sale operatorie di nuovi strumenti che renderebbero appetibile questo luogo per tutto l'hinterland? E che cosa ci dicono sui tempi per l'ospedale di Amatrice? Quanto occorrerà ancora aspettare visto che i soldi ci sono? Posata la prima pietra quando ne verranno aggiunte altre? E di domande ce ne sarebbero ancora molte, qualcuno ne raccoglie l'eco?

19_11_20

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