Marzo 2020

SALUTE

MA POSSIBILE CHE PER RIETI NESSUNO PARLI?

salute, sanità

 

(di Stefania Santoprete) Sono i tempi dell’emergenza, i tempi delle paure e delle conferme, quelli delle notizie che, in una piccola città come Rieti viaggiano più veloci dei mezzi ufficiali di informazione, si propagano in un battibaleno poiché viaggiano di bocca in bocca. E quand’è che trovano terreno fertile fake news ed ipotesi? Quando manca una chiara, esaustiva, trasparente comunicazione.  Ogni giorno troviamo le puntuali informazioni relative al proprio territorio del sindaco Paolo Lancia (e non solo ora che si trova in zona rossa); leggiamo gli aggiornamenti del sindaco di Fara in Sabina Basilicata che regolarmente riferisce su casi positivi e quando occorre comunica le brutte notizie o le iniziative da intraprendere; così a seguire Emiliano Fabi per Greccio, Mariano Calisse per Borgorose, Sandro Grossi per Poggio Moiano, Gilardi per Stimigliano, Danilo Pezzotti per Toffia, Gabriele Maglioni per Varco e così via… Ma per Rieti: chi parla??? Siamo vincolati all’esclusivo appuntamento con l’aggiornamento della Asl delle ore 14 circa  ormai ridotto al lumicino (e non sappiamo aggiornato fino a che ora e di quale giorno: il precedente?). Mentre poco prima dell’esplodere dei contagi nella nostra zona si aveva la specifica divisa per comune, indicando quanti dei positivi fossero presenti in casa, a malattie infettive o in terapia intensiva e quanti fossero gli osservati in quarantena, da un po’ di giorni ci si limita ad un conteggio totale dei nuovi colpiti da coronavirus e dei messi in quarantena. L’Asl cambia il format di comunicazione e mancano dei particolari di non poco conto: il dato ad esempio della terapia intensiva. Quanti si trovano lì? Sono tutti pazienti del nostro territorio? Arrivano da altre città? Quanti posti sono attualmente ancora a disposizione? Elementi che vediamo mettere in luce ogni giorno durante il consueto appuntamento nazionale con la Protezione Civile a indicare come si tratti di un dato importante ai fini dell’osservazione del contagio e per lo studio del raggiungimento del picco. Ed infine perché non è possibile da parte degli operatori dell’informazione ascoltare anche chi è direttamente impegnato sul campo come accade altrove?

Rieti è di fatto entrata ufficialmente nell’emergenza coronavirus  a causa del focolaio sviluppatosi in una delle sue case di riposo più accreditate, quella di Santa Lucia, dove al 30 marzo risultavano ben 67 positivi. Ma mentre dell’Alcim, grazie appunto al sindaco Lancia sappiamo tutto o quasi (è lui ad esempio ad aver informato che sono state accolte in quel luogo anche positivi provenienti da altre strutture di Rieti), dell’Istituto reatino sappiamo soltanto ciò che ha comunicato dal punto di vista sanitario la Asl, cioè che è diventato Covid Hospital, ma quanti sono gli ospiti? Quanti i positivi nel frattempo? Quante le religiose presenti? Quanti operatori? Che tipo di assistenza è prevista? Come sono le condizioni delle pazienti presenti nel piano dedicato all’assistenza sanitaria? Ci sono situazioni gravi? Ad oggi da quel luogo non arrivano aggiornamenti e a darli non è detto debba essere esclusivamente la Asl. Manca una voce ufficiale, forse quella dell’amministrazione comunale che potrebbe spiegare ai cittadini quali siano altre criticità della città. Di quali o quante altre strutture si parla? Ci sono centri aggregativi importanti coinvolti? E’ stato studiato un piano ‘B’ nel caso ci fosse bisogno di un luogo di ricovero per chi non può essere di fatto isolato in casa vivendo con altri familiari (pensiamo all’individuazione di un luogo quale ‘Villa Franceschini’ per Contigliano)? E’ normale avere qualche tipo di preoccupazione visto il numero dei positivi arrivati a quota 262?

Capiamo che in molti si trovino all’opera, nel tentare ad esempio di risolvere problemi inerenti l’emergenza economica o per imbastire progetti per un’eventuale ripresa, ma più di altri giorni abbiamo tutti bisogno di una guida in questo momento, di qualcuno che dia risposte e fornisca elementi di riflessione, che sia stimolo anche per un dibattito comune nel cercare eventuali soluzioni, come accaduto ad esempio nel campo dei servizi sociali grazie all’ opera dell’assessore Palomba e del grande cuore dei volontari e dei semplici cittadini.

02_04_20

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