Marzo 2020

I CONSULENTI DEL LAVORO "ANCHE DA NOI IN FILA COME NEGLI OSPEDALI. ANCHE DA NOI MALATI GRAVI"

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"Caro lavoratore dipendente, scrivo a te perché è per te che sto lavorando anche oggi ma ho l'impressione che né tu né il tuo datore di lavoro abbiate la corretta percezione di quello che io e i miei colleghi stiamo vivendo in queste settimane - questa la lettera aperta dei Consulenti del Lavoro -  Vorrei spiegarti che quello che si è voluto evitare accadesse al Servizio Sanitario Nazionale, chiudendo tutte le attività contemporaneamente, sta accadendo in queste ore alla categoria dei Consulenti del Lavoro. Su di noi si è abbattuto uno Tsunami. Milioni di aziende chiuse che entrano in uno stato di emergenza, tutte, nello stesso momento. Per affrontarlo lo Stato avrebbe potuto predisporre una procedura di emergenza semplificata, uguale su tutto il territorio nazionale e per tutte le aziende e probabilmente lo avrebbe fatto se ad operare sul campo fossero stati gli impiegati statali o gli impiegati dell'INPS, come lascia intendere in mala fede il Presidente del Consiglio. Ma dato che in prima linea a reggere l'urto di un carico di lavoro enorme, non programmato, sono liberi professionisti, senza orari di lavoro, senza straordinari, senza sabati né domeniche, lo Stato ha risposto con procedure ordinarie, complicate, diversificate, che possono essere affrontate quando si assistono una o due aziende che nell'anno entrano in crisi, ma che sono del tutto inadeguate e complicate se ad entrare in emergenza sono tutte le aziende clienti, su tutto il territorio nazionale, contemporaneamente. Hai presente le migliaia di malati che avrebbero bussato alle porte degli ospedali? Ecco, noi abbiamo migliaia di malati gravi che bussano alla nostra porta, tutti insieme e abbiamo la responsabilità di occuparci di ognuno di loro, con l'aggravante che siamo anche noi con un futuro incerto e con strumenti messi a disposizione dagli Enti pubblici obsoleti. Il Presidente del Consiglio in un recente discorso ha rassicurato che per il 15 Aprile i lavoratori avranno gli ammortizzatori sociali pagati, e che ha chiesto uno sforzo straordinario al Ministero del lavoro e all'INPS; bene, è come se avesse detto che per il 15 Aprile tutti i ricoverati saranno guariti e che ha chiesto uno sforzo straordinario agli impiegati del Ministero della salute. Posso dirti che non sa quello che dice. È ridicolo. Tecnicamente è impossibile. Non credo si stiano stracciando le vesti al Ministero o all'Inps, perché in questo momento sono i Consulenti del Lavoro che stanno lavorando senza sosta affrontando procedure diverse a seconda dell'attività svolta e della dimensione aziendale; ed ogni Regione ha le sue regole e le sue credenziali. Anche i sindacati hanno voluto il loro spazio, complicando enormemente le procedure, come se oggi restare chiusi fosse una scelta del datore di lavoro, da spiegare, da giustificare, da contrattare, perdendo tempo prezioso e non una conseguenza drammatica del provvedimento di chiusura del Governo. Non conosco un'azienda che in questo momento non vorrebbe riaprire, ma anche volendo non può, però almeno tre giorni ai sindacati per riflettere sulle motivazioni della chiusura dell'azienda che non glieli concedi? Nell'interesse dei lavoratori, certamente...E poi succede che le caselle di posta dei sindacati sono piene e le pratiche dunque bloccate. Nell'interesse dei lavoratori, certamente. Siamo una categoria con una grossa dose di umiltà, probabilmente la più umile tra tutte le professioni, ed un senso di responsabilità che va oltre il dovuto. Non so perché, ma è così. Al nostro posto gli impiegati pubblici o i sindacati sarebbero già in sciopero, ma noi sentiamo il peso della vita delle aziende e delle persone che ci lavorano. Vi conosciamo tutti per nome, le nostre vite si intrecciano tutti i giorni con le vostre. Al Governo avevamo chiesto di semplificare, un'unica procedura per tutti e per il 15 Aprile molti sarebbero stati tranquilli, e invece no, non siamo stati ascoltati, siamo stati lasciati soli in questo momento e perfino ignorati. Comprendiamo il vostro dramma, siamo sulla stessa barca ed io e i miei colleghi remiamo senza sosta per portarla in un porto sicuro, ma siamo sfiniti. Chiediamo rispetto."

29_03_20

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